CIAO àMOR

Ciao àmor, non “amore”…
parola troppo impegnativa per te, così schivo e riservato nelle manifestazioni d’affetto!!
“ÀMOR”…risento la tua voce ed una grande nostalgia mi attanaglia lo stomaco!
Quante volte, in questi lunghissimi sette anni, ho pensato di scrivere le mie emozioni, la mia rabbia, i miei pianti su di un pezzo di carta… ma non ci sono riuscita mai, come se lo scrivere confermasse il mio dolore e lo moltiplicasse all’infinito!
Avevo ed ho un quaderno interiore che ogni giorno riempio di sensazioni, cose mai dette a nessuno…ma poi le cancello o le nascondo negli angoli remoti della mia anima! Paola mi ha chiesto: ”Vuoi scrivere una lettera a tuo marito e condividerla con altre persone pur mantenendo l’anonimato?”
Cara Paola… mi hai dato l’opportunità di venire allo scoperto, senza vergogna, ed ora tutte le sensazioni mi danzano davanti in maniera confusa come dei bambini che si scatenano dopo essere stati per tanto tempo rinchiusi!

Sai àmor? Quando ti è stata diagnosticata la malattia “Demenza di Alzheimer” mi è caduto il mondo addosso: ero spaventatissima, chiusa nel mio dolore che non volevo condividere con nessuno per proteggerti dagli sguardi, dai giudizi, dagli additamenti..
Poi ho capito che per superare o meglio accettare il dolore, dovevo aprire la porta…e parlare…parlare…parlare…
Com’è difficile però non poter più parlare con te…
Sei sempre stato un tipo taciturno ma ironico, con le tue battute pronte, i tuoi detti famosi:
“BUONO! DISSE…E VOMITÒ” “O PER RIFFE O PER RAFFE” “N’DO STERI CHE N’TE SE VEDISCE INVELLE” “ADELANTE PEDRO CON IUDIZIO”…
Li sto raccogliendo e sono tantissimi; ogni tanto te li dico e tu sorridi… con quegli occhi assenti che guardano un mondo dove faccio fatica ad entrare e difficile da decifrare…ma ormai è il tuo mondo, fatto di piccole manie: strappare la tovaglia di plastica, scrivere con il dito sopra i suoi pezzetti (“sei in banca?”), oppure dondolare il piede avanti e indietro (“giochi a pallone?”). Il passato, il presente, il futuro…tutto si mescola, tutto gira intorno a noi senza più certezze, senza gioia!!
No, non è vero, c’è gioia quando le tue adorate nipoti ti abbracciano e mi chiedono: “Ma nonno guarirà?” “Nonna, gli hai dato la medicina?” oppure “Nonno, dammi la mano!”
E parole…parole non dette, emozioni nascoste!!
Mentre ti scrivo rivivo l’evoluzione della malattia: il nascondere le cose, le mattinate a cercarle, i miei pianti, le fughe da casa e quel vagabondare segno di un disagio profondo e noi tutti a cercarti… a calmarti!
Rivivo anche gli anni belli della nostra vita, la nascita delle figlie, delle nipoti… tutte femmine e tu dicevi: ”In questa casa comandano le donne; noi poveri maschi siamo in netta minoranza!”
Però la vita, prima dell’entrata in scena della malattia come un’attrice tragica, mi sembra brevissima, stento a ricordare momenti belli perché non ci sei più a condividerli con me!
Il presente sembra una via senza uscita, lunga e faticosa. Il futuro?...
Comunque , caro “àmor”, dovunque tu sei, dovunque tu andrai ti saremo sempre vicini.

Tua moglie Gilda



<< Torna indietro